Alle volte capita che ci mettiamo d’impegno ed esista per noi un singolo, dannato, ostinato, maledettissimo punto di vista: il nostro. E’ come se ci ritrovassimo dinanzi ad un muro di pietre, incastonate una sull’altra, che non offrano alcuna via di fuga. Esiste solamente quello che noi vediamo e il campo visivo è tutto preso da queste pietre, dal muro. Non c’è spazio per altro. Non c’è respiro per l’altro.
Poi basta un nonnulla, estraniarsi per una frazione di millisecondo ed ecco là la soluzione che tanto sembrava così lontana: l’ostacolo può essere semplicemente scavalcato perché quello che a noi sembrava un muro, non è altro che una piccola costruzione e la stavamo osservando da troppo vicini per accorgercene. Anzi, non solo ci si può passare sopra, ma anche i lati questa ci offre, perché occupava sì tutto il nostro campo visivo, ma prendendo da questa le distanze, considerarla minuscola è ingigantire ancora una volta il tutto.
Che ci sia sempre la possibilità di potersi mettere in discussione, di abbandonare per un attimo lo scettro e il trono della ragione a tutti i costi. O che il prezzo che avremo da pagare per questa impossibilità, non sia un fardello che appesantisca i nostri giorni a venire.




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